martedì, 15 settembre 2009

Un altro blog
http://terremoto09.wordpress.com/

Le casette di Onna, un grazioso villaggio in legno come se ne vedono spesso nel nord Italia, è un dono fatto dalla provincia di Trento al paese di Onna. Il Premier c’entra meno di nulla, anzi, grazie a lui e alla Protezione Civile quelle casette hanno girato mezza provincia de L’Aquila prima di trovare una collocazione e avrebbero potuto essere pronte un mese fa
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mercoledì, 01 luglio 2009

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giovedì, 25 giugno 2009

Lapis in fabula

Chicco Gallus

Ma le fanciulle non erano lì per il Cavaliere.

Il Presidente del Consiglio si è stupito scoprendo che le frotte di signorine che affollavano le sue residenze in taluni casi ricevevano una retribuzione.

Non lo avrebbe mai immaginato. Quindi deve essere stato uno shock scoprire che esistono degli esseri di razza umana, sesso femminile e giovane età che non smaniano per passare le serate a sentirlo cantare, a guardare i filmati dei suoi incontri politici e soprattutto a fare i coretti coreografati di Meno male che Silvio c’è.

Al contrario, l’esperienza della maggior parte di noi dice che se rientrando a casa dopo una dura giornata di lavoro troviamo trenta ragazze che ci implorano di guardare per ore le nostre foto delle vacanze e ci fanno i coretti ci deve essere qualche cosa che non va. Che come minimo abbiamo esagerato con gli alcolici. Lui no. Gli sembrava normalissimo che stormi di giovani bellezze viaggiassero per mezza Italia per piombargli a casa. C’è un racconto di Maupassant che spiega bene la situazione. Si intitola Mademoiselle Fifi.

Nel 1870 un gruppo di ufficiali prussiani nella Francia invasa fanno festa con alcune belle signorine. Uno degli ufficiali si vanta del fatto di aver conquistato la Francia e le sue donne. E una delle signorine gli precisa, molto brutalmente, che lei e le altre erano lì solo per mestiere. Il pensiero della conquista, si sa, a volte è molto lontano dalla conquista del pensiero.


http://www.epolismilano.it/
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ISSO, ESSA E 'A MALAVITA
di ROSITA PRAGA [ 29/05/2009]

A Napoli gli investigatori della Direzione Antimafia stanno indagando sui possibili collegamenti fra Elio Benedetto Letizia, il padre dell'ormai celebre Noemi, e il ceppo che a Casal di Principe ha visto per anni egemone il clan capitanato da Armando, Giovanni e Franco Letizia, gruppo di fuoco del boss Giuseppe Setola, area Bidognetti. Tutti alleati degli Scissionisti di Secondigliano. Qui, nell'attesa di sviluppi giudiziari, proviamo a mettere in fila alcune impressionanti coincidenze, con le tessere di un puzzle che vanno al loro posto una dopo l'altra. Ed un Paese che, se le ipotesi investigative fossero confermate, si troverebbe a dover raccogliere la sfida finale.

continua su

http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=211
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giovedì, 18 giugno 2009

dal blog di Anna

mercoledì 17 giugno 2009

I terremotati, la protesta, la rabbia

Eccomi di ritorno. Tante le cose da dire. I post lunghi non sono il mio forte. Cercherò di sintetizzare al massimo. A Roma c'eravamo, e non eravamo pochi. Più di duemila. E solo terremotati, ché la partecipazione esterna è stata del tutto irrilevante. Abbiamo capito che il problema, quando si tratta di esserci, è solo nostro. Tanti dunque, sotto il sole cocente del primo pomeriggio. Tante persone di tutte le età. Persone che, pur profondamente provate, e stanche,hanno sfidato il caldo opprimente, la fatica, la paura. Non ci volevano, questo è apparso chiaro dall'inizio. Hanno tentato di bloccare il corteo spontaneo che si è snodato da Piazza Venezia sino a Montecitorio. Non gradivano gli striscioni che recitavano, in perfetto aquilano "Berlu$co', non te fa revede' a L'Aquila". L'esito della votazione lo sapete bene, non starò qui a ripetervelo. Era prevedibilissimo. Ci hanno ignorati. E calpestati. Ci hanno inferto un altro terremoto, quello di un pomeriggio sull'asfalto bollente, quello del rifiuto.Una rappresentanza dei comitati cittadini è stata ricevuta da un deputato del Popolo della Libertà, tale Giorgio Straguadagno, e qui ci starebbe bene la saggezza latina del nomen omen che io non menzionerò. Il suddetto, senza mezzi termini, dice che la tassa di scopo non passerà: non metteranno le mani in tasca agli Italiani e, tanto meno, affideranno il denaro della ricostruzione agli enti locali, dei quali non si fidano. Tutto resta nelle mani della Protezione Civile. Lo Straguadagno ha detto, infine : " visto che non avete il danaro per operare in autonomia dal governo centrale, non potete avanzare pretese. O questo, o niente". Raro esempio di democrazia e libertà. Complimenti onorevole Straguadagno! Da segnalare la presenza, in concomitanza alla nostra, delle guardie giurate dell'ANCR che manifestavano, in pochissimi, per problemi di rinnovo di contratto. Avevano dei fischietti che, guarda caso, usavano come rompitampani solo quando uscivano i rappresentanti dei comitati cittadini o i nostri deputati a dare notizie agli sfollati. Coprivano le voci dei nostri gridate al megafono. Momenti di tensione altissima, le forze dell'ordine difendevano solamente loro. I terremotati? Carne da macello. Per evitare strumentalizzazioni, si è deciso di snodarci in corteo di nuovo sino a piazza Venezia. Ed abbiamo forzato un posto di blocco in via del Corso, fermando brevemente il traffico con un sit in di protesta. Giunti a piazza Venezia, ci siamo uniti, mani nelle mani, in un girotondo che ha cinto l'intera piazza, al tramonto. Il minuto di silenzio per i 307 morti ha chiuso una giornata di dolore,delusione e profonda amarezza. Tutti perfettamente consapevoli del fatto che, con questo decreto, la nostra città morirà. Dopo la nottata trascorsa a Roma, per la prima volta fuori dall'inferno, coccolata dall'affetto di una carissima amica, nel primo pomeriggio son tornata a L'Aquila. In tempo per il suo arrivo. I comitati cittadini erano allertati, ma le notizie divulgate sui giornali circa il percorso del presidente erano false. Gli imperatori non vogliono essere contestati. Abbiamo istituito vari posti di blocco nelle possibili vie di accesso alla scuola della Guardia di Finanza, quartier generale della Protezione Civile. L'imperatore ci ha semplicemente sorvolati in elicottero. Non lo abbiamo intercettato. Non è sceso fra la gente che voleva porgergli delle domande. Che voleva sapere dove fossero finite le sue promesse. In compenso, abbiamo dovuto subire il sarcasmo, gli sberleffi e anche gli insulti delle forze dell'ordine, rivolti col ghigno sulle labbra. "Poveri sciocchi, ma davvero pensate che passi di qui? Siete patetici". Questo il succo, edulcorato, delle parole che ci siamo sentiti dire.

Ecco lo stato delle cose. Ma non ci fermeremo. Siamo soli, siamo pochi per ora,ché tanti hanno paura e sono sfiancati, ma andremo avanti. Li aspettiamo tutti al G8.



Questi i poliziotti che bloccavano il nostro gruppo davanti alla scuola della GF. Il tipo in borghese è stato il peggiore. Guardate il ghigno beffardo: lo ha avuto perennemente stampato sulle labbra. Anche quando mi ha dato della patetica ed ha fatto considerazioni su quelli che ha definito i miei "respingenti".


Questo uno dei tanti gruppetti di pericolosi estremisti, forse terroristi, in attesa del cavaliere. Ai quali si opponeva contanto schieramento di forze dell'ordine.

http://miskappa.blogspot.com/2009/06/i-terremotati-la-protesta-la-rabbia.html
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martedì, 16 giugno 2009

Mavalà Ghedini


mavala_Ghedini.jpg


Da oggi, periodicamente, pubblico le incredibili, irresistibili, straordinarie dichiarazioni di Mavalà Ghedini, deputato e avvocato di Silvio Berlusconi, detto anche Lurch (famiglia Addams).
"Non è casuale che l'avvocato (Giommaria Uggias) che difende Zappadu (il fotografo che ha scattato le foto a Villa Certosa) sia un eurodeputato dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. C'è una doppia veste - avvocato e parlamentare - che non si dovrebbe confondere ..."


http://www.beppegrillo.it/muro_del_pianto/#006569
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lunedì, 15 giugno 2009

http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/bufale-autogestione/bufale-autogestione.html

Il regno delle bufale in autogestione
"Il loro benessere è la mia fortuna"

Il regno delle bufale in autogestione "Il loro benessere è la mia fortuna"
La storia sentimentale tra l'allevatore Antonio Palmieri e le sue bufale ha inizio qualche decennio fa quando gli toccano, in eredità, duecento ettari di terreno acquitrinoso nella piana del Sele sui quali si adagiano questi bestioni neri, parecchio selvatici e parecchio puzzolenti. Dagli occhi pieni di sangue, scriveva Goethe. "Pensai invece che sarebbe stato un ottimo affare voler bene alle bufale". Palmieri voleva fare la migliore mozzarella col latte della sua mandria e trovò la radice quadrata della sua fortuna: "Il loro benessere garantisce la qualità del latte e, per proprietà transitiva, la mia mozzarella... Capii presto che le bufale non amano lo sporco e nella palude ci sguazzano se non ne possono fare a meno. Sono invece piuttosto educate, democratiche nella gestione della vita di mandria, delicate nell'utilizzo degli attrezzi che le fanno star bene. Non legano con chi è scorbutico: i mungitori per esempio hanno spesso fretta e le indispongono. L'uomo sa essere cattivo e quindi loro restituiscono pan per focaccia". Da qui, con un occhio al sentimento e l'altro al portafoglio, la nascita del primo gruppo di bufale autogestite.

Fanno tutto da sole. Si lavano, si spazzolano, si mungono, si dividono i pasti. Entrano ed escono (da sole) dall'infermeria quando qualcosa non va e, in caso di gravidanza, godono di un permesso sindacale di tre mesi di astensione dal lavoro prima del parto: al pascolo allo stato brado, su e giù senza far nulla fino all'arrivo della figliolanza.

Il computer è stato l'amico di Palmieri e un sistema robotizzato lo strumento col quale far girare a meraviglia la società animale, distesa proprio dietro i Templi di Paestum. "Il robot me l'hanno venduto gli svedesi, ma che fatica! Dicevano che le bufale erano meno intelligenti delle vacche e il loro sistema, adatto alla gestione della sola comunità di vacche, avrebbe fallito. Io a ripetergli: "La bufala è molto intelligente, e non c'è paragone tra lei e una mucca. Ma scherziamo?"".

La spuntò Palmieri. Gli svedesi sistemarono i microchip alle orecchie dei suoi quattrocentocinquanta animali, fecero a ciascuna uno screening elettronico sintonizzando nome e dimensione corporea con i bracci robotici delle mungitoie e poi ancora con un sistema complesso di gestione totale. "La mia bufala sa che può disfarsi del suo latte ogni otto ore. Si avvia verso il recinto e il cancello le si apre solo se la precedente mungitura è avvenuta a sufficiente distanza. La bufala entra e si posiziona da sola all'altezza del braccetto per farsi mungere. Comodo, anche elegante e piuttosto discreto. La quantità di latte che rilascerà modula anche la quantità di cibo di cui avrà bisogno. Quindi munge: le nostre macchine riescono a valutare la qualità del latte. Se ci sono problemi, per esempio una mastite, malattia piuttosto comune e ricorrente, il suo latte sarà deviato in altri recipienti e l'animale vedrà aprirsi il cancello alla sua sinistra, quello dell'infermeria. Se tutto fila liscio dopo la mungitura fa i suoi bisogni, poi un piccolo spuntino e infine esce dal paddock. Se ritiene, la bufala decide per una seduta rilassante di massaggio e si fa spazzolare da enormi rulli che - in ragione di questi benedetti chip - si mettono in movimento al suo arrivo. La bufala decide dove e come e quanto spazzolarsi. Dopo la seduta, se è sera, va nel suo spazio privato, sono venticinque metri quadrati, e si distende. Ho pensato che un materassino di gomma le facesse comodo. Infatti tutte hanno molto gradito. Non lo rovinano, lo custodiscono con gelosia, hanno rispetto e tutela per il loro benessere".

Anche le luci, che col passare delle ore impallidiscono e trascolorano dal rosso fuoco al blu night, rendono il sonno tranquillo e profondo.

Al mattino c'è il pascolo in quindici ettari disponibili. D'estate, col caldo, la bufala sceglie di muoversi meno: "Sa che a ogni ora può farsi una doccia rinfrescante".
Anche le bufale di Palmieri alla fine della loro carriera fanno la fine di tutte le loro compagne di corso: diventano carne da macello. "Però hanno avuto una vita da nababbi. E di questi tempi...".

(15 giugno 2009)
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giovedì, 11 giugno 2009

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martedì, 09 giugno 2009

per avere una voce in piu'.
una voce diversa.. una voce di chi in Abruzzo, in una tenda, ci vive.
Perche' neanche i racconti dei miei amici andati' la' con la protezione civile erano esaustivi, perche' quei ragazzi meravigliosi vengono spediti la' una settimana senza tante spiegazioni e a volte senza neanche sapere cosa fare e come farla..
insomma.. consiglio la lettura
http://miskappa.blogspot.com
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domenica, 01 febbraio 2009

IL COMMENTO

La commedia delle sciocchezze

di GIUSEPPE D'AVANZO


Nel romanzo "Una sporca storia" di Eric Ambler, un personaggio, Arthur Abdel Simpson, ricorda i consigli che da bambino aveva ricevuto dal padre. Uno dei primi insegnamenti fu: "Mai dire una bugia quando puoi cavartela a forza di stronzate". Oggi sottovalutiamo troppo la sorprendente forza delle "stronzate" diventate per la pubblicità e soprattutto per la politica, che si nutre di slogan pubblicitari, un paradigma di governo, una strategia di consenso.

Un autorevole filosofo di Princeton, Harry Gordon Frankfurt, ci ha scritto su un delizioso libriccino (Bullshit, Rizzoli) per concludere che "l'essenza delle stronzate (bullshit) non sta nell'essere false, ma nell'essere finte". La distinzione torna utile per dare un senso a molte sortite del governo e certamente al fiume di parole del ministro di Giustizia, Angelino Alfano, dinanzi al quadro di un'amministrazione giudiziaria indegna anche per molti giovani stati africani. "Chi racconta stronzate contraffà le cose" dice Frankfurt. Ha ragione. Ciò che non va in una contraffazione non è l'aspetto, ma il modo in cui è stata prodotta.

Il disastro della giustizia italiana è sotto gli occhi di tutti, immutabile da decenni, difficile alterarne il catastrofico bilancio. I processi sono lentissimi, le procedure inutilmente cavillose, i codici contraddittori e fluidi. Il modello organizzativo, governato da norme astratte e quindi non governato, produce soltanto inefficienza. Le risorse sono sempre più scarse (meno 40 per cento per sicurezza e giustizia, quest'anno) e lasciano i magistrati senza fax, computer, rimborsi spese e scoperti gli organici del personale amministrativo di oltre il 15 per cento e le toghe in deficit dell'80 in alcuni tribunali del Mezzogiorno (come a Gela). L'incoerenza di una distribuzione degli uffici giudiziari disseminati in 29 corti di appello, 164 tribunali e procure, in 29 tribunali per minorenni e tribunali di sorveglianza assegna ad alcune sedi carichi di lavoro di tutto riposo, ad altre pesi quantitativi intollerabili. L'alluvione di riformicchie, cerottini e tamponi, leggi ad personam e precetti nonsense, mutano le mappe normative a ogni stagione, annullando la stessa funzione pratica del processo dove risulta impotente l'esercizio sia dei diritti di difesa che dei doveri dell'accusa. I gerghi sgrammaticati delle leggi fanno il resto: allevano la confusione e l'imbroglio, rendono impuniti i forti e i furbi, calpestano deboli e poveri cristi.

Questo è lo stato delle cose e neanche un mago della pubblicità riuscirebbe a truccarlo anche a spararle grosse. Stupefacenti "bullshit" possono soltanto confondere le ragioni della malattia e rendere vere le finte soluzioni a questo disastro. E' già avvenuto in passato (2001/2006) con il governo delle destre.

L'abolizione del falso in bilancio doveva liberare le aziende da inutili legacci; la riforma del diritto societario avrebbe reso più trasparente l'economia; nuovi termini di prescrizione avrebbero dato rapidità al processo; la riscrittura dell'ordinamento giudiziario avrebbe fatto funzionare meglio la "macchina". Con la voce di un ministro (che in otto mesi non ha ancora preparato il testo di una riforma sistemica o messo mano a un ripensamento dell'assetto organizzativo o assicurato almeno il toner alle stampanti), la nuova ondata di "bullshit" ci dice oggi che quel disastro troverà soluzione con la disciplina delle intercettazioni sottratte "finalmente" dalla scatola degli attrezzi dei pubblici ministeri; con la riforma della Costituzione (Dio solo sa che cosa c'entra); una maggiore presenza della politica nel consiglio superiore della magistratura (di questa politica); con un "fare squadra" di tutti gli attori in commedia per recitare un misterioso copione che nessuno ancora conosce perché non è stato ancora scritto.

"Bullshit", e tuttavia sarebbe un errore trascurare il metodo e il risultato che raccoglie. Inadatto a risolvere anche soltanto una delle criticità della giustizia, questo rosario di "sciocchezze", ripetuto ossessivamente, riesce a cancellare dal discorso pubblico ogni punto di riferimento, ogni certezza, qualsiasi concretezza, anche la più pallida coerenza tra malattia, diagnosi e terapia. Il governo, in fondo, non vuole convincere nessuno della validità della sua ricetta. Non ne ha bisogno. Ha i numeri per tirare diritto per la sua strada. Vuole solo distrarre l'opinione pubblica, sollevare polvere, creare una contrapposizione radicale di opinioni.

A ogni affermazione ne oppone una contraria (basta guardare un tiggì); a ogni ragionevole argomento un insulto; a ogni verità un falso palese. Nel rumore sempre più assordante che sovrasta la discussione sui guai della giustizia italiana, quanti riescono a farsi un'idea che abbia a che fare con la realtà di questa crisi? Quanti, in questo mare di strombazzanti chiacchiere, hanno ancora voglia di capire? E' l'esito dichiarato dell'uso intensivo di "bullshit": alla fine si fa largo "l'indifferenza per come stanno davvero le cose", scrive Frankfurt. E' proprio questo punto di indifferenza, disattenzione, nausea che può dare mano libera al governo.

Capiremo soltanto tra qualche anno, e dolorosamente, quante rovine si lascerà dietro questo vandalismo istituzionale. La distruzione del "servizio giustizia" per il cittadino, una magistratura indebolita, un'organizzazione impoverita, codici a maglie larghe, l'allentamento della rete di garanzie e controlli delle autorità pubbliche lasceranno l'intero Mezzogiorno nelle mani del crimine organizzato e della cattiva amministrazione, le città insicure, le regioni più produttive del Paese trasformate in target ghiotti per la delinquenza domestica e internazionale, i mercati senza regole e controllori governati dalle lobby e dai conflitti d'interesse. L'intero perimetro della sicurezza del cittadino sarà privato di un'accettabile vigilanza.

E' il prezzo che pagheremo alla pretesa del governo di trasformare la sua volontà in comando politico diretto per la magistratura, per il processo e addirittura per le sentenze. Ne è una conferma esemplare il caso di Eluana Englaro, ricordato ieri a Milano dal procuratore della corte d'appello Grechi. Un "caso" che rischia di travolgere diritti fondamentali, il diritto alla dignità della persona, il diritto alla salute che è diritto di vivere ma anche di morire se si ascolta la Costituzione (art. 32, ultimo comma): "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Non c'è in tutta la Carta un'altra affermazione così forte, ha osservato Stefano Rodotà. Persino la libertà personale è temperata dalla riserva di legge e dalla riserva di giurisdizione. Qui invece si dice in nessun caso. Quel diritto (il rispetto della persona umana) non può essere consegnato alla decisione del legislatore, figurarsi del governo perché "è indecidibile" e il custode di questa "indecidibilità" sono la Corte Costituzionale e i giudici. Eppure, la legittima "sentenza Englaro" che trova concorde la Cassazione, la Consulta e la Corte europea è negata dal governo: un diritto fondamentale cede il passo al comando politico. Sono allora lo scollamento dai fondamentali della democrazia liberale e il nostro diritto alla sicurezza le poste in gioco in questo conflitto e bisogna metterle bene a fuoco senza lasciarsi accecare (e annoiare) dalle "bullshit" del ministro di Giustizia.

(http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/giustizia-9/commedia-sciocchezze/commedia-sciocchezze.html)
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